Le imprese “recuperate” in Europa
di Riccardo Troisi
In Francia è stato pubblicato un rapporto che analizza la consistenza
e le trasformazioni delle imprese “recuperate” e “autogestite” dai
lavoratori in Europa. Nello studio sono stati rilevate almeno 150
imprese europe che fanno dell’autogestione il loro punto di forza.
L’iniziativa della pubblicazione è stata presa dalla Cecop, la
Confederazione europea delle cooperative e di altre imprese possedute da
lavoratori nell’industria e nei servizi. Già questa denominazione fa
capire che il mondo cooperativo, almeno in Francia, ha deciso di
riconoscere l’importanza di questo fenomeno e lo ha incluso quasi come
una nuova categoria all’interno delle federazioni cooperativistiche:
evidentemente non sono pochi quelli che vedono queste esperienze una
specie di ritorno alle origini delle “cooperative di lavoro”. Di sicuro,
le informazioni contenute nel rapporto fanno uscire il fenomeno
dall’esclusivo riferimento all’esperienze latinoamericane.Il rapporto inizia a collocare i casi europei all’interno del vasto e articolato mondo delle cooperative, citando lo studio intitolato “Le dinamiche delle attività: Imprese in fase iniziale, i trasferimenti di attività e i fallimenti”, pubblicato dalla Commissione europea nel 2011, il quale stima che 450.000 imprese, che rappresentano due milioni di posti d lavoro, vengono trasferite a nuovi proprietari all’interno dell’Unione europea ogni anno. Nello stesso periodo, la Ue perde circa 150.000 di queste imprese, che rappresentano 600.000 posti di lavoro, perché i loro proprietari vanno in pensione, oppure creano una nuova impresa o cercano nuove opportunità, ma non riescono a trovare nessuno che acquista la loro azienda. Se aggiungiamo a queste cifre il numero delle bancarotte o dei fallimenti in cui almeno una parte delle attività può continuare a produrre profitti, il potenziale delle imprese da salvare e dei posti di lavoro da garantire è perfino più importante, specialmente nell’attuale contesto economico e sociale.
Il rapporto poi fa riferimento all’esperienza della stessa Cecop, in quanto più di mille imprese cooperative appartenenti alla rete del Cecop sono di fatto il risultato di attività che stavano per chiudere e che sono state trasferite, o sono state acquistate dai dipendenti, e poi riorganizzate in forma di cooperativa di lavoratori.
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